Ora o mai più

Chi vince esulta, chi perde spiega.
Da sempre questa legge governa gli animi nello sport, e la Formula 1 non fa eccezione. Tuttavia, dopo la presentazione della SF-26, a Maranello sembra essersi insinuato un sentimento che, per la maggior parte degli appassionati, è più pericoloso della rabbia: un disincanto che scivola verso l'indifferenza.
Per il diciassettesimo anno consecutivo - da quel 2008 ormai lontano quasi due decenni - la Ferrari ha archiviato una stagione senza titoli.
Qualora il Cavallino dovesse mancare l'obiettivo anche nel 2026, si scriverebbe la pagina più buia della sua storia leggendaria, superando perfino il lungo digiuno che separò il Mondiale Costruttori del 1982 da quello del 1999.

Ma a colpire, oggi, non è solo il dato statistico. È il clima che accompagna il debutto della nuova vettura. Sebbene lo zoccolo duro non smetta mai di sperare, la qualità e la quantità dei commenti sui social e nei forum parlano di una maggioranza stanca, stufa di promesse invernali puntualmente smentite dal cronometro.
Per la prima volta dopo tantissimo tempo, la percezione prevalente è quella di un'aspettativa ridotta ai minimi termini: un distacco figlio di troppe illusioni andate in fumo.
Il 2026 non sarà dunque solo l'anno dell'ennesimo riscatto, ma il crocevia definitivo. In caso di fallimento, i pilastri dell'attuale organico potrebbero crollare.
A partire da Charles Leclerc, simbolo di un ferrarismo che scalpita dopo anni di sofferenze e che, inevitabilmente, si guarda intorno: le voci di pre-accordi già firmati con altre scuderie non sono più solo rumore di fondo, ma una possibilità concreta se la SF-26 si rivelasse l'ennesima delusione.
E che dire di Lewis Hamilton?

Un sette volte iridato, reduce da una stagione di tribolazioni, a 41 anni non può permettersi una monoposto mediocre. Quanta motivazione potrebbe restare a un fuoriclasse del suo calibro nel lottare per posizioni di rincalzo?
Anche per Frederic Vasseur il tempo delle scuse è finito: dopo aver confermato il manager francese per garantire stabilità in vista del cambio regolamentare, la dirigenza non potrebbe giustificare un nuovo fallimento.
Il progetto 678 è l'ultima chiamata.
L'asticella delle aspettative, per la maggior parte del pubblico, è ormai rasoterra, ma in gioco c'è la credibilità stessa della presidenza di John Elkann, che aveva promesso un titolo entro il 2026.
Se questa vettura non permetterà di lottare ad armi pari fino ad Abu Dhabi, l'incubo di due decenni di astinenza diventerà realtà, trasformando il successo della Ferrari in un'utopia a data da destinarsi.
Il tempo dei proclami è scaduto. Ora o mai più.
