La Formula 1 del futuro: tra forme estreme e concretezza

By
Claudio Brembati
F1 Bahrain 2026

Le prime tre giornate di test svoltesi sul circuito del Bahrain hanno permesso finalmente di apprezzare appieno le forme delle monoposto che saranno impegnate nel nuovo ciclo regolamentare.

Molte le cose interessanti disseminate su ognuna delle undici nuove vetture e localizzabili in ogni area, tanto che non è possibile condensare tutto in un unico articolo.

Metamorfosi Audi

A stupire tutti fin dalla prima giornata è stata senza dubbio Audi, la cui R26 ha subito, rispetto allo shakedown di due settimane fa, una vera e propria metamorfosi nella zona delle fiancate. Le forme goffe e giunoniche dei primi giri svolti a Barcellona sono state sostituite da volumi più scolpiti ed elaborati.

Le prese d'aria, molto avanzate, verticali e vicine alla scocca, precedono una sciancratura tanto netta da esporre il cono anti-intrusione coperto da un evidente bulbo.

È chiaro che la Casa dei Quattro Anelli stia cercando una strada di sviluppo totalmente differente dagli altri, anche a prezzo di qualche svantaggio. Prese verticali come quelle della R26, infatti, sono in genere penalizzanti a causa dello strato limite che si sviluppa lungo le pareti della scocca e che ne riduce la sezione efficace.

Una menzione particolare va al lavoro fatto dal team dei Quattro Anelli nella zona posta all'estremità anteriore del fondo, quella del cosiddetto "Tea Tray".

Questo elemento sfrutta la forma a delta concessa dal regolamento per generare vortici utili a potenziare l'effetto suolo, e sulla R26 è dotato di feritoie atte a generare una molteplicità di vortici secondari al servizio dello stesso proposito.

La minimale Red Bull

Anche Red Bull, come già era successo in Catalogna, ha catalizzato notevole interesse, poiché finalmente è stato possibile apprezzare la decisa rastremazione del corpo vettura.

Sebbene fosse già intuibile dalle poche immagini disponibili finora, il volume ai lati del pilota è talmente ridotto che la sporgenza del cono anti-intrusione è ben maggiore rispetto a Audi con cui condivide questo dettaglio. Lo sbalzo del piano alare a freccia che carena questa struttura di sicurezza è addirittura paragonabile a quello della famigerata Mercedes W13 "zero pod".

Inoltre, la RB22 non presenta alcun sottosquadro sotto le aperture di raffreddamento, rivelando una filosofia totalmente differente da quella adottata da Mercedes, Ferrari o McLaren. La superficie della fiancata è verticale e continua, raccordata in modo dolce alla scocca per forzare i flussi direttamente lungo un corpo vettura di sezione ridottissima. I pannelli in questa zona sembrano però non definitivi, ricordando quanto fatto nel 2022 sulla RB18.

L'evacuazione dei gas caldi è invece deputata a un enorme sfogo posteriore e a due feritoie poste appena dietro le spalle del pilota, integrate con la sagoma delle protezioni laterali. In un'era regolamentare in cui la gestione e il recupero dell'energia sono determinanti, la riduzione della resistenza all'avanzamento rappresenta una scelta di totale coerenza progettuale.

Aston Martin, bella e impossibile

Tra tante novità, colei che ha fatto davvero sgranare gli occhi è la AMR26. Nata dalla matita di Adrian Newey, le sue forme si contrappongono nettamente a quelle di Audi e Red Bull.

Impressionante la riduzione di ingombro verticale del volume delle fiancate che racchiude i radiatori, ora quasi completamente coricati in orizzontale per permettere all'aria di attraversarli in uno spazio davvero angusto.

Tutto questo ha permesso ai tecnici di Silverstone di ritagliare un immenso canale tra le fiancate e la superficie del fondo vettura per asservire al meglio la zona posteriore attorno al cambio, fondamentale per il funzionamento del diffusore. È possibile, però, che un progetto tanto estremo sia maggiormente esposto a problemi di gioventù. La prima giornata di test ha infatti evidenziato problemi di surriscaldamento, mitigati da vistose branchie sullo sfogo laterale.

La seconda giornata ha messo a nudo i problemi sistemici della vettura di Silverstone. Se il raffreddamento è critico, non lo è di meno la Power Unit Honda, afflitta da anomalie nei dati e da una cronica mancanza di potenza. Stupisce che il progetto più atteso del 2026 debba iniziare il suo cammino così in salita.

Ferrari concreta e affidabile

La Ferrari SF-26 (così come la Mercedes W17, con la quale ha più di una analogia) non è una vettura che stupisce rubando la scena con soluzioni appariscenti. Concretezza è la parola d'ordine che la nuova nata di Maranello ha mostrato finora in pista.

La Power Unit Ferrari sembra dotata di buona affidabilità, avendo girato sempre con regolarità. La costanza con cui anche le scuderie clienti hanno affrontato i test conferma il buon inizio dell'unità motrice del Cavallino.

Nel corso del secondo giorno, con Leclerc al volante, la SF-26 ha ottenuto buoni riscontri cronometrici e mostrato una gestione energetica soddisfacente.

La SF-26 non va comunque derubricata a vettura poco curata. Le piccole paratie verticali all'imboccatura del fondo sono dotate di inediti elementi orizzontali per guidare i flussi verso il sottoscocca. Ingegnosa è inoltre l'integrazione di un prolungamento del diffusore con la struttura di sicurezza, soluzione presente anche sulla McLaren. Molto curato è persino il meccanismo di azionamento dell'ala mobile anteriore, integrato in una piccola chiglia verticale sotto il muso per evitare i tiranti a vista che caratterizzano altre vetture.